Visualizzazione post con etichetta In limine: momenti di passaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta In limine: momenti di passaggio. Mostra tutti i post

sabato 2 febbraio 2019

Candelora: l'importanza di ogni risveglio

Pum. Pum.
Lo senti, il suono gravido
di chi si ridesta?
E' il battito della terra
contro la terra,
delle viscere
contro la pelle.
E' il tuo sangue che pulsa,
cuore mio di melagrana,
il tuo battito accelerato
che si alterna al mio,
più stanco
e a volte impacciato.

Pum. Pum.
Nulla ha più importanza del fatto,
La Candelora: immagine da Pinterest
fragile frullo di ali di passero,
che dobbiamo imparare a ridestarci.
C'è chi non dorme mai
e chi non sa leggere le orme delle matriarche
nella neve.
Noi dovremo invece
ricercare il silenzio,
custodire ogni esitazione,
attivare
muscolo dopo muscolo
ogni parte autonoma
e infinitesimale
del nostro corpo divino.
Occorre garbo, nel risveglio.
Non dovrai dimenticarlo.

Pum. Pum.
Arriverà la tua stagione,
mia inaspettata, gentile pulsazione,
e varrà la pena ascoltarti,
attenderti mentre
ti rivesti di turchino
e raduni le api
nello sciame dorato
che accompagnerà i tuoi passi
e i tuoi pianti
e le risate esauste
sotto questo cielo.

lunedì 24 dicembre 2018

Il cammino delle Dodici Notti

Inizia oggi il percorso delle Dodici Notti, un cammino di conoscenza e rinascita che si sviluppa dall'interno all'esterno di noi stessi. Per arrivare a conoscerci (... o almeno provarci!) è necessario scendere nel profondo, nell'oscuro con cui la stagione fredda (col suo letargo) ci obbliga a venire a patti. Sarà poi attraverso questa nuova com-prensione che potremo vivere con maggiore consapevolezza e serenità il rapporto con l'Altro, con il Cosmo e con tutto ciò che ci circonda.
Si tratta di incontrarsi con l'Alfa e l'Omega, con Eros e Thanatos, col principio della Vita e con quello della Morte che, insieme, garantiscono la sopravvivenza - secondo le regole di Natura - del nostro Universo. Si tratta di morire per auto-rigenerarsi, attraverso un percorso iniziatico che prevede di affrontare tutte le forze e le zone oscure della nostra anima (le dodici tappe).
Immagine di Sulamith Wulfing
Non a caso, nel mondo germanico e anglosassone, la notte del 24 dicembre era chiamata Modraniht o Modra Nacht, ovvero la "Notte delle Madri", ed era dedicata al culto delle divinità femminili che, come ormai sappiamo, presiedevano tanto alla vita quanto alla morte.
Anche in area mediterranea, in particolare nella Grecia antica, nel periodo solstiziale si svolgeva ad Eleusi l'Αλῷα, un insieme di celebrazioni e sacrifici in onore di Demetra e di tutte le donne non più vergini (sposate e cortigiane). Demetra e Persefone sono le dee greche che compiono lo stesso percorso di Iside, di Inanna e di tante altre divinità femminili: scendono negli Inferi per risorgere a nuova vita, con nuove capacità prolifiche. (Secondo Marguerite Rigoglioso, nel suo volume Partenogenesi - Il culto della nascita divina nell'antica Grecia, la melagrana, di cui Persefone si nutre appena prima di tornare sulla terra, sarebbe simbolo della capacità di partenogenesi della dea...)
Il significato delle Dodici Notti è dunque quello della discesa-specchio, che ci condurrà ad una "morte" finalizzata al riaffermarsi della Vita.
Mi viene in mente, a tale proposito, anche il rituale buddhista del Chod, che più volte ho trovato menzionato nei libri che ho letto quest'anno (casualità?). Secondo il Chod, l'unica strada possibile per l'accettazione del nostro lato oscuro (e dunque per una vera crescita interiore) consisterebbe nello scendere a ri-conoscere i nostri demoni personali. Demetra George, nel suo I misteri della Luna oscura, ne propone un'interpretazione affascinante (che forse avevo già citato su queste pagine virtuali):
«Dobbiamo richiamare il nostro demone dal cortile dove l'abbiamo affamato [...]. Dobbiamo accoglierlo nel tepore della nostra cucina e nutrirlo con alimenti che guariranno le sue ferite, dovute al rifiuto».
La "lotta" che dobbiamo compiere durante le Dodici Notti (simboleggiata anche dai tanti rituali di "caccia selvaggia" sparsi qua e là nel folklore) non è un autoannientamento, una lacerazione fine a se stessa del nostro Io; bensì una battaglia dia-logica fra gli opposti e le diverse forze, destinata a chiudersi - sempre - col riaffermarsi della Vita e con la nostra apertura verso il mondo.

venerdì 6 gennaio 2017

Il cerchio si chiude... e si apre

Anche quest'anno il "Cammino" intrapreso a partire da Natale si è concluso.
Non l'ho mai sentito con così tanta forza come durante le ultime notti: avrò parecchio da scribacchiare sui miei quaderni!
In particolar modo mi sono resa conto di quanto sia inutile qualsiasi percorso spirituale, se compiuto per ottenere risposte ego-centriche: Devo capire perché mi è successo questo... Devo conoscere il significato del mio sogno... Motivazioni come queste possono essere un valido punto di partenza; ma, se diventano il fine ultimo del viaggio, allora ne invalideranno ogni possibile progresso.
Nuova pagina, nuovo inizio...
Il nostro itinerario attraverso l'oscurità (vedi i precedenti post sull'importanza del sonno e del sogno) ci porta - certo - al centro del nostro io; ma, se affrontiamo la Morte, è solo per rinascere. L'Alpha e l'Omega si (ri)congiungono per tornare a generare la Vita: cosa che, si sa, è impossibile se ci si pietrifica in una dimensione rivolta unicamente al nostro "ego".
Attraverso lo sviluppo della discrezione, la ricerca del coraggio e della verità, la ricerca della pazienza e dell'equilibrio, trasferiamo la nostra attenzione dall'hic et nunc personale (i nostri guai, le nostre traversie - che, per quanto gravi siano, attengono sempre e comunque alla sfera dell'individuo) a ciò che è "altro" da noi: accorgendoci degli altri, impariamo a dischiudere uno spiraglio importante che, passo dopo passo, ci porterà ad entrare in comunione con il Tutto, con la Natura e con la componente divina di essa.
In questo modo, il cerchio si chiude nella discesa, nel ricongiungimento della Fine e dell'Inizio - per terminare con l'apertura e con la com-prensione. In effetti il fuoco, con cui siamo soliti far terminare queste notti e queste giornate, non solo brucia il vecchio, ma al contempo purifica e genera nuova Vita.

mercoledì 28 dicembre 2016

Cinque anelli d'oro

(27 e 28 dicembre)

... una pernice in un pero
due tortore
tre galline francesi
quattro uccelli che richiamano
cinque anelli d’oro
sei oche che covano
sette cigni che nuotano
otto fanciulle che mungono
nove signore che danzano
dieci signori che saltano
undici pifferai che suonano
dodici tamburini che battono il tamburo...

(Filastrocca inglese dedicata alle dodici notti - o ai dodici giorni di Natale - pubblicata per la prima volta nel 1780, sul libro Gioie innocenti. Si ringrazia, per la citazione integrale e per l'interessante articolo ad essa dedicato, il blog Racconti dal passato.)

Ricordarsi di non rifare gli errori del passato.
Siamo nella fase in cui l'Amore deve prevalere sugli egoismi individuali. Dobbiamo superare i nostri "piccoli desideri" e metterci al servizio degli altri. Solo in questo modo sarà possibile scacciare ogni negatività dalla nostra anima, preparandola in tal modo alle "notti di battaglia".
Il Quattro è il numero della Terra e, per i pitagorici, rappresentava la Giustizia. Il Cinque, invece, era per gli alchimisti il numero della Quintessenza, che rappresentava l'unione dei cinque elementi (acqua, aria, terra, fuoco ed etere) e, dunque, la congiunzione realizzata di materia e spirito. (Così come gli uccelli sono da sempre animali psicopompi.)
Immagine da Pinterest
Si tratta quindi di affondare bene e il più possibile le nostre radici nel terreno - non solo per prepararci all'urto successivo, ma anche per avere la lucidità necessaria per distinguere il Bene dal Male, l'Egoismo dall'Altruismo, la Chiusura rispetto all'Apertura. Il mondo non ruota solo intorno alle nostre volontà concrete ed immediate e alle nostre passioni: ciascuno di noi è immerso in un "tutto", che è divino e che ci circonda sempre - anche quando non ne abbiamo la percezione. La chiave per immergerci in questo unicum è l'Amore.
Non bisogna strepitare, in questa fase. Non bisogna alimentare pensieri negativi, perché ciò sarebbe rischioso e ci metterebbe poi a dura prova per tutto il resto dell'anno. Come ho già scritto, questo è il periodo del silenzio.
Per questi giorni,voglio citare il mio caro Gerald Jampolosky, il cui Amare è lasciare andare la paura è stato illuminante:
«Tutto ciò che do, è dato a me stesso. [...] Quando diamo agli altri incondizionatamente, senza aspettative di riavere nulla in cambio, l'Amore dentro di noi aumenta, si espande e si unisce. In questo modo, dando il nostro Amore, aumentiamo l'Amore che è in noi e tutti si arricchiscono. [...] Non è carità da parte mia offrire perdono e Amore agli altri invece di attaccarli. Piuttosto, è il solo modo che mi permette di accettare l'Amore verso me stesso.» (P. 9)

martedì 20 dicembre 2016

Porte che si chiudono

(21 giugno - 21 dicembre)

Proprio oggi torno a riflettere sul sonno, connesso al Solstizio invernale e, per contrasto, al suo esatto opposto, il Solstizio estivo. Quest'ultimo rappresenta la pienezza, la maturità dei frutti (che però, in breve, se non raccolti e consumati, saranno destinati alla marcescenza), la solarità estrema (che priva della vista allo stesso modo dell'oscurità), il culmine dell'unione dei corpi (che è la morte prima della rinascita). E così come nello splendore fecondo dell'estate sono racchiusi già i semi della cessazione, della putredine, del ritorno alla terra, com'è giusto che sia nell'inverno e nel suo rigore germoglia la vita. Il frutto che cade lascia nel grembo terreno i suoi semi. Questi vengono accolti, sepolti, messi in letargo e infine torneranno a fruttificare, quando sarà il momento.
Il sonno dell'inverno (per quanto a volte così rigido e difficile da affrontare) è necessario al perpetuarsi della vita. Più ancora del nutrimento.
E' il sonno, infatti, a ricongiungerci con i "mondi altri", con gli universi paralleli, con l'Oltre-mondo, comunque lo si voglia chiamare e concepire.
Sleeping girl di © Virginia Lee

La vita è sogno... e nel sonno invernale noi ci rigeneriamo attraverso la connessione con "l'Altro" (che è dentro e fuori di noi), attraverso la discesa nell'oscuro (questa è l'importanza delle Dodici Notti) che è, a ben vedere, un viaggio orfico e onirico. Non a caso, in questo periodo sono proprio i sogni a indicarmi la strada: lo fanno attraverso il loro linguaggio sibillino, che a volte fatico a decifrare - ma lo fanno.
E poi, quasi come a chiudere il cerchio, proprio ieri ha nevicato. La neve è il suggello, la neve è la coltre che protegge il riposo della terra.
Non importa quanto sia greve ora sopportare l'oscurità, il gelo, le giornate senza sole, la mancanza (apparente!) di vita nelle nostre campagne. Ora è il momento di abbandonarci al sonno. Ed esso ci proteggerà dai rigori della stagione per restituirci una promessa, un germoglio, una nuova via da intraprendere...

giovedì 8 dicembre 2016

Dell'importanza del sonno invernale

Non capisco esattamente per quale motivo (o forse sì, ma adesso non mi va di scriverne), ma d'inverno la gente mi appare particolarmente chiassosa. In città le corse si fanno sempre più frenetiche man mano che ci si avvicina alla famigerata data del 25 dicembre: traffico, luci intermittenti nei negozi, sfarzosi e omologatissimi alberi di Natale. Tutto molto fashion, tutto molto isterico.
Allo stesso modo non si risparmiano gli utenti del Web e dei social network che, da buoni partigiani, si dividono tra amanti e odiatori del Natale, sfidandosi in una guerra di link e gif animate, condotta a colpi di Santa Claus ammiccanti o di cinici Grinch imbronciati.
Insomma, da qualunque parte lo si consideri, questo periodo è un grande caos - un'orribile parodia in chiave consumistica di ciò che in verità era (e dovrebbe essere) il periodo solstiziale.
Frammenti di rosso (di fuoco!) nella campagna
intorno a casa mia...
Dopo la sfilata dei demoni-Krampus in occasione della festività di San Nicola (6 dicembre), a passi sempre più svelti ci avviciniamo al delicatissimo periodo delle Dodici Notti, comprese tra la Vigilia e l'Epifania. Una vera e propria immersione nell'oscurità e nella Terra (guidata da simboli importanti: il Sole, il Fuoco, l'Albero, la Stella), che dovrebbe condurre al rinnovamento individuale e cosmico. Non a caso la Natura ci invita (contrariamente a quanto accade nelle nostre città!) alla calma, al riposo, alla pausa e alla meditazione: la terra è ghiacciata, immobile. Molti animali dormono, immersi in un sonno che è immagine della morte. Tutto è rallentato, cristallizzato nella brina che copre i campi, che dipana le sue tele delicatissime tra i rami degli alberi, tra gli steli sopravvissuti. Il freddo e il sonno sono tappe imprescindibili per il Risveglio... così come ogni Notte è indispensabile per una nuova alba.
Per il Sonno sono necessari delicatezza e silenzio - l'esatto contrario del berciare forsennato a cui la maggior parte delle persone si abbandona in questo periodo. A tale proposito, in conclusione di questo post, voglio riproporre uno stralcio da La valle delle donne lupo di Laura Pariani (recensito qui), a proposito del "rumore delle parole", dell'uso sbagliato che facciamo della nostra capacità di comunicare. In questo caso, la parola non è più "magica", ma veicolo di distrazione e di smarrimento.
«Però adesso basta. Ha parlato troppo. Il mondo è avvelenato dalle parole. Le parole sono una trappola. Si comincia a morire attraverso la bocca, come i pesci, diceva sopà: era uno che parlava poco, diceva che lingua sciolta è all'uso delle beghine; che l'uomo nelle situazioni difficili più risparmia la lingua e meglio avanza verso il suo scopo. Chiaro che lo diceva perché era maschio: agli uomini non piace se le donne parlano; epperciò loro tiran fuori sempre sentenze dei seculòrum per convincere le donne a tacere. A parte questo, lei è convinta che, efforse sì, bisognerebbe trovare un altro modo di esprimersi, un nuovo linguaggio in cui si possa comunicare con leggerissimi segni, come gli animali. Ci rendiamo conto di come le bestie sono libere senza il nostro armamentario di paroloni grdiati a voce scannarozzata?»

Weyward

Tre generazioni di donne, le Weyward, che, dal XVII secolo ad oggi, sono unite da un unico misterioso destino. Il romanzo d'esordio dell...