venerdì 27 maggio 2016

Hugo e rose

(Lo ammetto: il mio giudizio su questo romanzo è stato largamente influenzato dal mio vissuto, soprattutto da quello degli ultimi mesi. Perciò questa, più che una vera e propria recensione, sarà una carrellata di riflessioni più o meno pertinenti, che mi sono venute in mente mentre leggevo, nei tempi morti lasciati dalla scuola, sul mio fidatissimo divano verde e con il piccolo Timmy incollato alla coscia. Attenzione: contiene qualche spoiler!)

Hugo e Rose è una storia onirica, scritta con una penna veloce e al tempo stesso poetica e fantasiosa. L'intera vicenda si dipana fra sogno e realtà, fra sonno e veglia, in un intreccio dapprima quieto (l'isola in cui si incontrano ogni notte i protagonisti, dopo essersi addormentati, sembra un po' la versione fantasy di Laguna blu...), poi via via sempre più parossistico.
La storia è quella di Hugo e Rose che, pur non essendosi mai conosciuti, fin da bambini si incontrano in sogno: notte dopo notte, infatti, essi si ridestano a nuova vita in un'isola immaginaria, dove combattono contro mostri e ragni giganteschi, avendo come unico obiettivo quello di raggiungere l'apparentemente impenetrabile Città Castello. Questi sogni, ricorrenti e progressivi, appaiono agli occhi dei familiari della protagonista (una donna di mezza età che conduce un'esistenza frustrante, tutta dedita alla cura dei tre figli e della casa) come un'innocua bizzarria... almeno fino al giorno in cui Rose non incontra Hugo, il suo onirico compagno, anche nella realtà. Condividere con Hugo anche la vita reale non sarà facile - e Rose inizierà a rendersi conto, poco per volta, di quanto pericoloso possa essere il suo legame con un uomo che, in teoria, avrebbe dovuto essere solo una proiezione della sua mente.


La mia copia di Hugo e Rose, con segnalibro di Blackmilk.

Un romanzo sui sogni, dunque - e sulla loro importanza.
«Forse... forse è questo che sono i sogni. Forse le persone che vediamo in sogno sono individui reali che hanno qualcosa da insegnarci, che possono aiutarci in qualche modo... Ma dai sogni ci si sveglia. I sogni dovrebbero aiutarci a vivere meglio la vita... non impedircelo.»
Pre-destinazioni...

Ma anche un romanzo sulla predestinazione. Peccato che l'americanissima Bridget Foley guardi ad essa con estrema diffidenza, trasformando il "viaggio iniziatico" di Hugo e Rose in un incubo (dal sapore spiccatamente cinematografico, con tanto di inseguimenti da parte dei "mostri" dell'isola) da cui la protagonista riuscirà a stento a salvarsi.
E' un po' come se la Foley avesse voluto metterci in guardia sulla possibile pericolosità dei legami karmici, descrivendoli come fondamentalmente patologici: non un'occasione preziosa di crescita interiore ma, al contrario, il tentativo da parte di un'anima tormentata e impaurita di trascinare nel baratro la propria controparte.

Ovviamente, per quanto coinvolgente sia la scrittura dell'autrice di Hugo e Rose il finale non mi ha convinta affatto: la vittoria della famiglia tradizionale (borghese, con una moglie annichilita nel proprio ruolo e oggettivamente frustrata) a scapito dei segnali provenienti da una realtà "altra" e la relativa "sconfitta" del personaggio di Hugo hanno il sapore di una soluzione di comodo, rassicurante per la maggior parte dei lettori, più che di un reale happy end. Come se l'autrice avesse voluto confrontarsi con tematiche delicatissime (i nessi del destino, i legami animici) senza avere poi il coraggio di affrontarne le debite conseguenze. Meglio per tutti (e forse anche per la Foley stessa) che la pingue, esausta Rose ritorni infine nei ranghi casalinghi, a districarsi fra faccende e sogni banali, e che il superamento dei suoi limiti personali si risolva semplicemente nel voler indossare il caschetto per imparare finalmente (dopo i 40 anni) ad andare in bicicletta...

B. Foley
Hugo e Rose
Edizioni e/o
P. 330

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