sabato 17 marzo 2018

L come Libertà

Dal dizionario etimologico
LIBERTA': dal latino libertas, -atis, l'essere libero, lo stato di chi è libero


Libertà. Essere liberi. Vivere liberi. Saper donare ad altri la libertà.
In latino, il termine libertas ha evidenti analogie col termine liber, "figlio", come ad indicare l'intima connessione tra l'atto di generare la vita e la capacità di permettere a questa vita di costruirsi e svilupparsi in piena autonomia. Poiché questo dovrebbero essere i figli: non un'appendice di genitori scornati, ma un ponte luminoso e indeterminato verso il futuro. Ti dono la vita, che è il regalo più grande; e poi tu sarai libero di farne ciò che desideri.
Non solo. Liber, in latino, significava anche "libro". In particolare, la parte più interna della corteccia degli alberi che, nell'antichità, veniva usata come supporto per la scrittura.
In fin dei conti, se ci pensiamo bene, un libro (un romanzo), per chi lo scrive, è un po' come figlio. Si crea un mondo (l'ambientazione), si crea la vita (i personaggi). Un romanziere è simile a Dio e ama tutti i suoi figli. Mi colpirono molto, tre anni fa, le parole della scrittrice Elisa Casseri che, venuta a incontrare gli studenti dell'istituto "Piero Calamandrei" di Crescentino (VC), raccontò di come tutte le sue amiche e parenti stessero, in quegli anni, mettendo su casa e avendo dei bambini. Lei andò da sua madre e le disse: «Io non ho fatto un figlio. Io ho scritto un libro», riferendosi al suo Teoria idraulica delle famiglie.
La protagonista di Storia di una ladra di libri in una scena
dell'omonimo film, mentre sottrae il suo primo libroal rogo nazista.

Una volta scritti, poi, i libri vengono lasciati liberi di andare nel mondo, testimoni essi stessi di libertà. Non a caso le epoche più oscurantiste e i regimi più crudeli e retrivi hanno sempre amato molto i roghi di libri. Controllare le persone attraverso le parole (o la loro negazione), annichilirle attraverso la distruzione della fertilità (e, dunque, della libertà del pensiero). E' quanto accade nel romanzo Fahrenheit 451 di Ray Bradbury o nel più recente Storia di una ladra di libri, di Markus Zusak.
Si intuisce così quanto complesse e numerose siano le implicazioni e le manifestazioni della parola "libertà", il cui utilizzo appare abusato e scontato.
Oggi, infatti, spesso confondiamo il termine "libertà" con un vago lassismo: dei costumi, delle opinioni, del pensiero. Tutto è ammissibile, tutto è giustificabile, perché, dopotutto, "siamo liberi" (!).
Foto collage di © Kevin Dowd
Non vi è nulla di più sbagliato, dal momento che la libertà ha bisogno - più di ogni altra apirazione e tendenza dell'animo umano - di regole precise. La prima (banale, ma tanto sovente dimenticata) è che la nostra libertà finisce dove inizia quella altrui. La libertà è una forma d'amore e, come tale, prevede il riconoscimento dell'Altro. In caso contrario, non si tratta di libertà, ma di un caos indistinto dove si fatica a distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto.
La libertà è, come abbiamo detto all'inizio di questa riflessione, il primo e più importante dono che possiamo fare ai nostri figli (liberi). Insieme ad essa (poiché connaturate ad essa) dovremmo saper dare loro delle regole. E' significativo che, in un'epoca in cui tanto fatichiamo a definire e ad afferrare i contorni del concetto di "libertà", al tempo stesso non riusciamo più a dare regole e strumenti ai nostri figli, a renderli autonomi (e dunque "altro" - quell'altro a cui dovrebbe essere sempre riconosciuto e concesso il valore della libertà) da noi.
E così come sono sempre più inefficaci i genitori, allo stesso tempo viene svilita presso le nuove generazioni l'importanza della lettura. Non vi è libertà alcuna nella rinuncia a quello strumento che, primo fra tutti, dovrebbe educarci a donare e a pretendere la libertà.
Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. (Fahrenheit 451)
Così, ogni volta che sento uno dei miei alunni dire: «C'è da leggere? Ah, allora no, non mi interessa!» mi spavento e mi intristisco: mi fanno paura, quelle facce di luna piena, così levigate e senza vita.
La libertà - credo - è connessa alla Vita, alla fertilità che ripete e riproduce la vita su questa terra. Ma come si può rendere libero ciò che è già morto?

[Continua...]

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